Lezioni di yoga… e non solo!

teatro-danza©sonia-de-boni_6625webkit58Succede che durante un giorno caldo d’estate in cui il sole spacca in due il Piccolo Teatro Dante, dopo l’ennesima condizione generale di ansia data dalle prove dello spettacolo, esce dal nostro maestro un consiglio che poi sarebbe diventato sentenza: “Ragazzi, fate Yoga!”.  In caso non lo sapeste se l’attore è pigro, l’allievo attore lo è ancor di più, tant’è che con previdenza del direttore il “Fate Yoga!” è diventato: “Vi faremo fare Yoga.”. Tutto questo per dire che in una delle prime lezioni al rientro per il nuovo anno, dopo aver salutato amici e riassaporato il clima accademico e quello non troppo caldo di Ottobre, abbiamo incontrato un uomo con la barba dall’espressione tranquilla e pacifica ad aspettarci nella mitica Aula 1: Claudio Cedolin, il nostro nuovo insegnante di Yoga che incontreremo per un’ora ogni sabato di lezione.

Le sensazioni che ho avuto una volta che la lezione è cominciata e che Claudio ha cominciato a parlare è stata stranissima: sedersi sul tappetino e ascoltare la voce lenta e calma, ma anche decisa e forte del maestro è stato come aprire una porta ed affacciarsi su un mondo vecchio, enorme, fluido e in armonia. Come direbbe Claudio è stata una specie di iniziazione: un venire ammessi tramite rito ad una nuova conoscenza da esplorare. Ed effettivamente dopo aver terminato il nostro primo saluto al sole, ultimo esercizio della lezione, si percepiva qualcosa di diverso ed un diverso tipo di serenità nell’aula: una serenità più controllata e meno “impazzita”.

Le lezioni sono sicuramente ricche di spunti interessanti da ricevere, registrare e riutilizzare come attori, ma soprattutto come uomini e donne. Voglio parlarvi di uno di questi spunti nato da un esercizio che all’apparenza sembra quasi semplice e banale, ma vi assicuro che non lo è poiché richiede grande capacità di ascoltare l’altro e soprattutto se stessi. L’esercizio consisteva nel non perdere l’equilibrio alla spinta progressiva del compagno mantenendo i piedi paralleli e quindi trovandosi in una situazione di svantaggio poiché era molto facile venire sbilanciati dalla forza altrui. Dopo vari tentativi in cui opponevamo resistenza con tutta la nostra energia e venivamo fatti volar via con una facilità disarmante abbiamo provato a cambiare tattica assorbendo il colpo totalmente: accogliendolo e quasi cullandolo dentro noi stessi. Ecco che quasi magicamente i piedi non si muovevano più ed eravamo fermi come statue mentre il compagno aumentava sempre di più la sua forza. Una volta raggiunto il limite oltre il quale sapevamo saremmo caduti era necessario semplicemente restituire la forza utilizzata dal compagno e recuperare la posizione di partenza.

Credo che questo esercizio sia una bella metafora del mestiere dell’attore, ma anche della vita di tutti i giorni: quante volte ci si presenta una nuova sfida davanti che sembra impossibile da superare? Quante volte reagiamo di petto e perdiamo l’equilibrio in men che non si dica? Credo tantissime. Forse la soluzione giusta è proprio accoglierla questa sfida, capirla appieno e capire fin dove ci possiamo spingere nell’accoglierla senza cadere. Una volta assorbita dentro di sé non ci resta altro che affrontarla con serenità sfruttando la sua forza per crescere un po’ di più in attesa della prossima che ci capiterà davanti. Dicevo che è una metafora del mestiere dell’attore proprio perché una delle parti più belle e difficili di questa arte meravigliosa è il dover affrontare ogni minuto di lezione, di prove o di spettacolo una sfida nuova, di continuo, cercando di arrivare sempre più a fondo nella conoscenza di sé, pronti ad aspettare la prossima che già aspetta dietro l’angolo pronta a pararcisi davanti alla prima occasione.
E poi, diciamocelo, alcune sfide è fantastico viverle. Come l’immergersi nel mondo completamente estraneo alla nostra realtà dello Yoga.
Come l’ostinarsi a provare a fare ciò che più amiamo nella vita: nel nostro caso… recitare!

Un allievo attore

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4 colpi alla porta

di Guendalina Zamperla

Domenica 29 Ottobre 2017 al Teatro Lorenzo Da Ponte ha debuttato “4 colpi alla porta”, scritto e diretto dalla nostra Irene Casagrande, che interpreta il testo assieme a Silvia Danieli, Margherita De Luca e Silvio Pasqualetto.

Sullo sfondo Caporetto e le miserie della guerra, ad organizzare il debutto e a riempire la platea gli alpini della sezione ANA di Vittorio Veneto con le loro famiglie e il Comitato per l’Adunata del 2018.

Sullo spettacolo ha scritto una recensione Guendalina Zamperla, allieva del 1° anno accademico, e che vi riportiamo.

“Siamo abituati a guardare solo avanti, sempre e unicamente verso la stessa direzione. Ci dimentichiamo così che è spesso il circostante a far risaltare il soggetto e che quindi ogni dipinto ha estremamente bisogno di una sua cornice per emergere. Provando invece a cambiare prospettiva per un attimo, a dare voce a chi solitamente non siamo soliti ascoltare, può apparirci chiaro come in realtà anche la prima guerra mondiale non sia stata unicamente il soldato che mira contro la divisa di un’altro colore in nome della patria senza sapere in fondo nè il come nè il perchè, ma la guerra può invece anche condurci a guardare con gli occhi di una madre senza figlio, una donna lasciata vivere a metà .
La guerra può muovere i fili di una crocerossina logorata da una battaglia persa dentro,contro sè stessa.
La stessa guerra può nutrirsi del controsenso di una prostituta libera da schemi ma imprigionata fra le mura di un bordello .
“Eroe ” ti ci chiamano quando vogliono incollarti addosso l’etichetta che loro ti scelgono e che per un po’ ti convinci può tutto sommato starti anche bene… e se non ti va bene fa lo stesso perchè la leva in Italia durante la grande guerra non era facoltativa e l’alternativa era morire.
Morire però può essere anche la più grande conseguenza del tuo viaggio , allora rimani fiducioso e guardi ancora avanti cercando alla fine di armarti di coraggio .
Dovessi infine cadere e non rialzarti mentre prosegui dritto per la tua strada sarai perlomeno caduto finalmente da eroe. Come se in quegli attimi ,che separano il tuo corpo dal terreno ,tu possa avere anche solo il tempo di accorgertene ,di domandarti se veramente ne valga la pena, se non avresti preferito essere considerato semplicemente un uomo e magari esser lasciato in pace. La pace ,che la guerra non conosce.
Era una grande guerra e non ci sono stati superstiti perchè chi sopravvive non vive. Una madre senza un figlio non vive, la libertà non può finire davanti ad un muro e come è vero che si ritorna solo andando via dovremmo decidere noi se il fine o la meta ne può veramente valere la pena, in questo caso l’esistenza.
Per tutti i viaggi, lunghi o brevi, della nostra vita dovremmo ricordarci sempre che il senso di un viaggio non è la meta ma quello che proviamo arrivandoci.
Posso dire con assoluta certezza che sono stati “4 colpi alla porta ” che mi hanno portata a viaggiare 100 anni indietro, verso un’altra direzione e temi ancora troppi attuali .
Qualcuno disse che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior ” e nonostante avrei fatto volentieri a meno di sapere certe cose, ma solo perché avrei voluto non fossero di base successe realmente, dopo uno spettacolo teatrale del genere sono sbocciate più emozioni contrastanti il che penso sia il fine del progetto stesso.
Per un’ora il 29 ottobre, personalmente credo sia valsa la pena di provare a fermarsi e guardare indietro ma per ripartire più consapevoli.
Dal letame di altri, quelli che hanno fatto la differenza in questo quadro complesso , tragico e violento, sono stati tutti gli uomini e tutte le donne che proprio come fiori dovevano avere il diritto di sbocciare, pieni di sogni e di progetti per un futuro che hanno visto appassirsi davanti per via di una guerra troppo grande, imposta,non voluta ,la prima e sicuramente non l’ultima .”

Guendalina Zamperla

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La prima settimana di “Giocateatro”

Irene e Filippo, i due insegnanti che si sono occupati della prima settimana di “Giocateatro”, il Summer Camp dedicato ai bambini più piccoli, ci raccontano com’è andata.

 

Durante la prima settimana di Giocateatro abbiamo scelto di affrontare con i nostri bambini l’Odissea, giocando tutti insieme con le straordinarie atmosfere del meraviglioso viaggio di Ulisse: abbiamo conosciuto Polifemo, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Calipso, Penelope, Argo e molti altri personaggi!

Tutti i bambini, dai 5 ai 9 anni, hanno partecipato con entusiasmo e creatività, immaginando loro stessi le diverse scene e i dialoghi, mentre noi li abbiamo accompagnati aiutandoli e sostenendo le loro proposte, lasciando libero spazio a tutte le loro idee. Fondamentale per noi era guidarli in un lavoro collettivo, respirando tutti insieme l’importanza della collaborazione e della cooperazione per il raggiungimento di un obiettivo comune: divertirsi al massimo e vedere realizzarsi il nostro piccolo, grande, progetto settimanale! I bambini hanno lavorato insieme nel migliore dei modi, i più piccoli di fianco ai più grandi.

Oltre al lavoro sulle scene ogni mattina abbiamo giocato, rilassandoci e stimolando la nostra immaginazione, attraverso diversi esercizi teatrali appositamente pensati per i bambini.

Abbiamo scoperto nei nostri piedi, nelle nostre mani, nella musica, nel silenzio e nelle parole gli strumenti più belli con cui giocare e imparare.

Irene e Filippo.

Il potere che ha il teatro sui nostri figli

Ci permettiamo di pubblicare le parole del papà di nostre due piccole allieve, che hanno cominciato frequentando i nostri Summer Camp e hanno poi continuato con i corsi che si svolgono da Settembre a Giugno.

A volte capita che la fortuna faccia scelte che ci coinvolgono. In questo caso la sorte ha voluto che Vittorio Veneto diventasse la sede dell’Accademia Teatrale Da Ponte.

Sono state le mie due figlie a conoscere per prime la scuola di teatro vittoriese, partecipando nell’estate 2015 al laboratorio Giocateatro, il camp teatrale estivo per bambini. Una bella esperienza, un amore a prima vista. Poi, anche noi genitori, abbiamo iniziato a conoscere ed apprezzare gli spettacoli messi in scena sul magico palco posizionato nel piccolo parco dell’Accademia, scoprendo un mondo molto interessante.

E così, quando le nostre figlie ci hanno chiesto di frequentare i corsi, che si svolgono nel corso del periodo scolastico, non abbiamo esitato, perché il teatro può essere una scuola di vita che insegna più di quello che a prima vista possiamo immaginare.

Non c’è mai stata una volta che le nostre ragazze non siano andate volentieri a seguire i corsi e devo ammettere che i risultati sono andati oltre le mie aspettative.

Non parlo dell’emozione nel vedere i saggi di fine anno perché sarebbero parole scontate ma il livello raggiunto in termini di sicurezza e di approccio alla vita è una cosa che riempie il cuore.

A prescindere  da cosa faranno da grandi.

Massimo

 

Servillo e Louis Jouvet

Gira in rete in questi giorni una bellissima intervista a Toni Servillo che parla dello spettacolo “Elvira”, in cui viene rappresentato il diario di lavoro in cui Brigitte Jaques trascrisse le “Sette lezioni sulla seconda scena di Elvira nel Don Giovanni di Molière” da parte di Louis Jouvet.

Un’intervista, quella di Servillo, che evidenzia in molti passaggi un approccio al teatro e alla didattica teatrale che molti nostri allievi troveranno estremamente familiari, e che può dare un quadro chiaro del nostro modo di fare e soprattutto insegnare teatro, qui in accademia.

Buona visione (Link diretto all’intervista >> Servillo a Presa Diretta)

L’Accademia e il conservatorio

Per il saggio finale del corso di composizione, 4 allievi del triennio accademico 2016/2019 hanno dato il loro contributo recitando alcune parti inserite nel contesto dello spettacolo organizzato dal conservatorio Benedetto Marcello, per la regia di Alvise Zamboni.

Un bel test di prova per i nostri ragazzi (Claudia Sferrazza, Chiara Pitacco, Mathias Eccher e Mattia Zavarise) e un altro tassello per noi, che si inserisce nella nostra filosofia del “fare rete”, di collaborare cioè con le realtà artistiche, culturali ed economiche del nostro territorio.

Un ringraziamento particolare va al maestro Corrado Pasquotti per aver pensato a noi, richiedendo la nostra collaborazione, ma sopratutto un grazie ai 4 allievi che si sono messi in gioco in modo straordinario.

Bambini nella vita, grandi attori sul palco!

Si sono conclusi gli spettacoli di fine corso dei nostri percorsi dedicati ai più piccoli: Primi Passi (1º anno) e Primi Passi (2º anno). Quest’ultimo dall’anno prossimo si chiamerà semplicemente “Playground”, lasciando il nome Primi Passi solo ai piccoli del primo anno. 

I due spettacoli andati in scena, rispettivamente “Una locanda piena di errori” e “Una locanda piena di avventure”, hanno dimostrato tutto il loro entusiasmo e soprattutto il grande impegno, regalando grandi soddisfazioni ai genitori che hanno deciso di investire nella crescita dei propri figli nell’ambito di un percorso teatrale, delle bravissime insegnanti Irene Cutifani e Francesca Marcolina, che hanno confermato ancora una volta il loro amore per i piccoli allievi e grandissima padronanza nella gestione delle prove e del testo, e di tutta l’Accademia Lorenzo Da Ponte. 

Siamo sempre molto felici quando teatro e bambini si incontrano in questo modo: è qualcosa di più di un semplice “saggio”. È vita stessa. 

Storia di un titolo

Qualche tempo fa ho cominciato a pensare ad un testo teatrale nuovo, dopo moltissimo tempo. Quello che avevo in mente era un testo che mescolasse narrazione a scene vere e proprie: nessuna novità, sia chiaro, ma qualche anno fa sono rimasto folgorato da uno spettacolo di Cesar Brie e ho deciso che anch’io avrei dovuto fare una cosa del genere. Ma non volevo raccontare un fatto di cronaca (come nel caso dello spettacolo di Brie) oppure di qualche avvenimento importante della nostra storia recente. Non sono capace di raccontare qualcosa rimanendo obiettivo.

Volevo invece raccontare la storia di una persona qualsiasi, un signor nessuno, che deve fare i conti con un dono / maledizione che ne condiziona le scelte e il destino (non vi anticipo nulla, lo scoprirete il 22 Luglio quando il testo sarà messo in scena dagli allievi del primo anno del triennio accademico 2016/2019).

Racconta le nostre infanzie, le nostre paure, le nostre piccole gioie, i grandi progetti. E di come tutto questo può venire spazzato via in un attimo, perché questa è la vita. Ed è proprio per questo che si fanno progetti, si cercano le piccole gioie, pur sapendo che dovremo fare i conti con le nostre paure e con i ricordi della nostra infanzia: più cose ci sono, più difficile sarà che vengano spazzate via in un attimo.

Il titolo era “Storia del signor G”. Quel “G” aveva per me un significato particolare, molto particolare. Ma recentemente questo titolo ha cominciato a causare fraintendimenti: “una storia su Giorgio Gaber?”. Porca miseria, non ci avevo pensato. Potevo continuare a dire a voce alta che quel “G” per me significava qualcos’altro, ma avrei dovuto parlare di me, della mia vita, e non mi andava. E poi: era così importante per me lasciare quella “G” in nome di un diritto drammaturgico/artistico? Chi se ne frega, ho pensato. Io so cosa c’è dietro, ma è e deve rimanere una cosa mia. Al pubblico deve arrivare qualcosa che appartiene e apparterrà a loro, non è certo una lettera che fa la differenza.

Ecco il nuovo titolo quindi: “Storia del signor B.”. Dice uno: “Parla di Berlusconi?”. Ma porc… perché non ragiono 5 minuti in più prima di sparare lettere a caso? Ok, il nuovo titolo sarà “Storia del signor T.”. “Quello dell’A-Team?”. Il mio odio comincia a farsi denso.

In breve: il nuovo titolo è “Storia del signor P.”, dove quella “P” rappresenta un Pinco Pallino qualsiasi, un John Doe, come direbbero gli anglosassoni.

Vi presento quindi “Storia del signor P.” che nacque durante il veglione di fine anno del 31 Dicembre 1899.

 

Edoardo Fainello

Sarà un Romeo e Giulietta come non l’avete mai visto. 

Proseguono a ritmo serrato le prove del nostro Romeo e Giulietta che debutterà il 1 settembre. Oggi abbiamo lavorato sulla scena finale, che ci piacerebbe fosse completamente diversa da come vi aspettate.

Tutto lo spettacolo si basa sul principio del ritmo, della forza e soprattutto delle risate che la prima parte ci regala, per lasciare poi lo spazio alla violenza senza fine che ci accompagnerà fino alla conclusione.

Ricordatevi: il 1 settembre vi aspettiamo!

 

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